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In questa sezione trovate i racconti degli operatori/trici e dei volontari/e della cooperativa. Ci raccontano come stanno vivendo questo tempo e come abbiamo riorganizzato le loro giornate e il loro lavoro.

“Quotidianità e relazione sono le parole che guidano noi educatori ogni giorno. È con la vicinanza e la condivisione che il nostro lavoro acquista un senso. Sì, è vero, facciamo progetti, organizziamo attività, compiliamo schede, programmiamo riunioni ma è nel “qui ed ora” dello stare insieme che diamo il meglio. Oggi tutto questo è venuto meno: i nostri Centri sono chiusi e noi lavoriamo un solo giorno a settimana ma proviamo comunque a restare uniti. Lo facciamo con le telefonate ai colleghi, ai famigliari, agli utenti, ai volontari, con le foto, con i video e soprattutto con il pensiero sempre lì a quando tutto tornerà come prima.
Come prima?
Io lo spero e nello stesso tempo penso a come cambierà il mio lavoro perché gli strumenti più utili che ho nella mia “cassetta degli attrezzi” non potrò usarli per un po’: stare seduti accanto, camminare dandoci la mano, concederci un abbraccio quando serve, vedere i nostri amici, andare nei posti che ci piacciono per fare le cose che ci piacciono. Forse dovremo inventare un modo nuovo per costruire le nostre giornate… Oggi però le preoccupazioni le abbiamo spazzate via: ci siamo concessi un’oretta di videochiamate piena di emozione, di sorrisi, di voglia di ricominciare tutto ed è stato bello, semplicemente bello vederci.”

Paola, CSE Trezzano Rosa e anche un po’ CSS

“Lavoro al CSE di Capriate da circa 18 anni. A volte capita di essere stanchi e di fare fatica . Di aver bisogno di una pausa.
Poi gli eventi della vita arrivano di colpo a sconvolgertela.
Abbiamo incontrato il Coronavirus che prima ci ha richiesto di stare distanti, obbligandoci a ricordare ogni giorno ai nostri ragazzi che quel contatto che caratterizza il nostro lavoro doveva essere evitato e poi ci ha costretti a stare a casa.
A quel punto ti accorgi di quanto sia forte la mancanza.
Ho creato un gruppo Whatsapp con i familiari per dare le informazioni di servizio relative all’emergenza. Lentamente il gruppo si è trasformato nel luogo della nostra “relazione”. La relazione tanto importante per il nostro lavoro: un buongiorno con un video, il saluto di un volontario o di un operatore, un ragazzo che ci racconta cosa ha fatto. I ragazzi si salutano e si incoraggiano. E incoraggiano anche gli operatori quando ne hanno bisogno. Ti accorgi che i ragazzi si ricordano di tutto quello che arricchiva la nostra vita al Centro. Non hanno dimenticato, ci aspettano e ci ascoltano anche da lontano perché siamo per loro un punto di riferimento.
E noi ci emozioniamo per i loro saluti, per le loro foto, per le ricette che fanno a casa ricordandoci quando cucinavamo insieme.
Siamo uniti anche da lontano… allora forse abbiamo lavorato bene.

Daniela, coordinatrice del Centro Socio Educativo di Capriate San Gervasio e CSS

Brutta gatta da pelare questo Covid.

Noi che nei nostri CSE condividevamo ogni momento della giornata a stretto contatto (un abbraccio, una pacca sulla spalla, un buffetto) dobbiamo mantenere le distanze. Noi che eravamo orgogliosi di “sporcarci le mani”, facendo tutte le attività che ci piacevano (come dice Marcello: mani da “vero operaRio”) ora dobbiamo lavarcele più volte al giorno. Noi che in ogni momento ci scambiavamo un sorriso, una parola di incoraggiamento o un’espressione del viso, ora, (il viso) ce lo dobbiamo coprire. A noi che le maschere non c’è mai piaciuto metterle perché vogliamo che tutti ci vedano per quello che siamo, ora, dobbiamo metterci le mascherine. Proprio una brutta bestia questo virus.

Ma di certo, tutte queste precauzioni le mettiamo in atto con voglia, con grinta e attenzione.

Il Livio P. direbbe :”ritorneremo!”. E la Elena gli risponderebbe, a ritmo del Rossiniano “Guglielmo Tell” :” Gha la femm”. Si, CE LA FACCIAMO! Già ce la stiamo facendo. Con le telefonate, con le videochiamate, con i social. Ci stiamo riorganizzando, restiamo in contatto, non lasciamo indietro nessuno, restiamo noi stessi. Perché sappiamo che solo così potremo tornare a riabbracciarci, a sorriderci, a fare quello che ci riesce meglio: essere insieme Comunità.

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Daniele, coordinatore del Centro Socio Educativo di Trezzo sull’Adda e, ora, educatore CSS

“In questo momento di emergenza sanitaria le piattaforme sono aperte perché è un servizio di pubblica necessità.

Ogni giorno condivido con i miei operatori le fatiche ed alcune criticità, per fortuna solo in poche PTF, a causa di cittadini che non capiscono che devono stare in casa (perché non ce la fanno, soprattutto in queste belle giornate) e si mettono a fare le pulizie di primavera, taglio del prato, sgomberi di cantine.

Noi contingentiamo gli ingressi per ragioni di sicurezza (al massimo 3 persone alla volta), manteniamo le distanze, indossiamo la mascherina e i DPI previsti (scarpe, guanti, giubbetti alta visibilità). Laviamo e laviamo le mani.

Che dire… siamo operativi e teniamo duro.

Tanti i messaggi che scorrono sul nostro gruppo interno di Whatsapp, era nato da me inizialmente per comunicazioni a senso unico istituzionali, ma ora siamo un po’ scivolati in botte e risposte, messaggi seri, preoccupati e alcuni di scherno per ridere un po’ e scacciare la paura…A volte mi chiedo se non è il caso di sospendere questo uso improprio ma ritengo che in questo momento sia importante scaricare lo stress a cui siamo sottoposti, tenerci positivi anche con il sorriso; un Frate amico, del Carmelitani del Santuario di Concesa mi ha detto in questi giorni ” Mai smettere di ridere…!”

Ne faccio tesoro di questo consiglio e lo dico anche a Voi!

Infine voglio condividere con voi questo messaggio, tale come lo ha scritto, tra i tanti girati sul gruppo, un nostro operatore, che mi ha commosso:

“Buongiorno a tutti oltre a lavorare x la coop. Castello lavoro x un altra coop facendo il trasportino x un laboratorio di analisi mediche il mio tragitto bonate sotto, clusone e bergamo, sono in totale circa 100 km di SOLITO vedevo MOLTISSIME auto, beh, ho visto + polizia e CARRI FUNEBRI e pochissime auto private una cosa tristissima …senza parole…. MA ho visto anche operatori ecologici….e mi sono emozionato…. xche……? Perché è un servizio di  raccolta ok ……MA anche di IGIENE x la comunità NON dimentichiamolo e noi ne facciamo parte …..lasciamo a casa il coraggio, l’orgoglio, la paura ….e portiamo mascherina, guanti, distanza tra persone  + di 1,5 metro e laviamoci spesso le mani anche quando rientrando a casa e buona FORTUNA!

Riccardo, coordinatore Piattaforme ecologiche

“Non so come chiamarlo…con questo esperimento si è arrivati a tanta bellezza, la chiamo bellezza, basta guardare le immagini che arrivano.

Quello che fanno gli educatori e i volontari è quasi incredibile, a me giunge incredibile, tipo la Valeria (volontaria) che racconta delle storie e ce ne manda i video e le racconta in un modo che cattura non solo l’attenzione dei ragazzi ma anche quella dei genitori; i ragazzi che vogliono poi possono fare il disegno rappresentando come loro hanno vissuto questa breve storia che Valeria racconta.

O Cecilia che ci manda i video mentre canta e suona per noi.

Poi ci sono le cose bellissime di Simona (maestra d’arte), lei stimola tantissimo con il suo modo di esprimersi e di colloquiare che, anche se non ha in quel momento non ha l’interlocutore di fronte, riesce comunque a comunicare. Appena arriva il messaggio di Simona, Giulia arriva di corsa, appoggia il gomito sul tavolo, il mento sulla mano  e si mette in estasi ad ascoltare. Settimana scorsa ha fatto fare ai ragazzi dei diamanti unendo i puntini, e loro conquistati li hanno realizzati (anche qualche genitore, anche qualche altro volontario…), poi lei non so come ha dato luce a questi diamanti.

Per non parlare delle cuoce, la Lia e la Roberta (educatrice) che danno indicazioni su come cucinare un piatto, per esempio l’insalata russa…e io mi sono ritrovata con mia figlia che si è data da fare per l’insalata russa e però al termine mi ha detto ‘no eh, così non va bene, la maionese si deve fare in casa non bisogna comprarla’ Così senza dirmi niente è andata su Internet, ha cercato la ricetta per la maionese e l’ha mandata alla Roberta e io penso ‘pensa tè è partita da una cosa e ne ha stimolata un’altra e questo non vale solo per mia figlia ma anche per tutti gli altri ragazzi’.

Oppure dovevano piantare i semi di girasole, un’idea di Daniela (coordinatrice del CSE), così quando ci sarebbe stata la grande festa del rientro i ragazzi avrebbero potuto portare i loro girasoli da mettere nei vasi e ho visto Marta che avevo piantato anche i fagiolini. Da una cosa nasce l’altra, uno stimolo continuo.

Dal mio punto di vista è bellissimo

Il lavoro dei volontari, io la chiamo passione, è incredibile: chi manda video fatti in passeggiata tutti insieme qualche tempo fa accompagnati da Giancarlo, oppure ieri abbiamo riso tanto con Tarcisio dal balcone che salutava i ragazzi in un  modo molto forte, molto incisivo, sembrava proprio di essere insieme, questa è la parola che fa da filo conduttore di tutto questo discorso.

C’è uno scambio di immagini della vita quotidiana che mandano i genitori sono bellissime, Silvia che aiuta i genitori con le pannocchie e i chicchi di grano, Kevin nei boschi, Marta che fa ginnastica…è la loro vita quotidiana dei ragazzi.

Anche per i genitori è un apprendimento continuo, ogni giorno mi dico c’è sempre da imparare, e anche i genitori che fanno capolino ogni tanto, è un interscambio di cose che io definisco magico.

E poi c’è questa amicizia, sai che cosa dico io, c’è una bellezza quasi indescrivibile in questa amicizia di questi ragazzi, perché da ogni cosa si evince un affiatamento una solidarietà che mi arriva dritta al cuore giuro. Fra l’altro sperimentando questa cosa nuova, io li vedevo già alla Castello che erano affiatati, ma vedendo questo che accade dopo il disastro cosmico del Covid-19, lo vedo ancora di più. All’inizio proprio si mancavano, gli mancava la terra sotto i piedi, adesso invece sembra che diano un valore incredibile all’assenza, ‘tanto prima o poi ci vediamo lo stesso’ ne hanno la certezza, hanno un modo di condivisione di mandarsi messaggi che da speranza anche a noi adulti.

Questa bellezza del cercarsi e la partecipazione priva di competizione: i ragazzi si fanno i complimenti a vicenda per le cose che fanno è questa è una cosa grandiosa, non c’è spirito di competizione anzi, c’è un desiderio di capire il lavoro degli altri, non hanno la malizia del dire che voglio che il mio sia più bello e lo stesso è per i genitori.

Ogni tanto ho il cuore quasi lacerato da questa loro passione di portare avanti questo progetto, non è poco non è poco.

Ogni giorno viviamo esempi di sopravvivenza perché è uno spazio di sopravvivenza, certo c’è la famiglia, c’è la casa, ma tutti aspettano i compiti e i suggerimenti, c’è un interessamento, è come uno spazio sacro che li mantiene collegati uno con l’altro concretamente, perché si vedono ma è come se ci fosse uno spazio continuo tra il prima il durante e il dopo è un ponte, una certezza che si ritroveranno, un regalo.

E inoltre c’è qualcos’altro, Giulia è iperattiva, non la si ferma mai, ma queste attività le sente come un piacere ed un dovere: lo fanno gli altri e lo faccio anche io, è giusto, quindi oltre alla bellezza anche il senso di appartenenza ad un gruppo che nel caso loro.

Io sento che sto diventando una persona migliore e posso solo ringraziare chi ha avuto questa idea e chi la sta portando avanti, credo sia un’esplosione meravigliosa, che si genera da un’alchimia come questa, è esplosa un’alchimia bellissima.”

Bruna, mamma di Giulia (CSE di Capriate San Gervasio)

“Normalmente io e mio marito ci svegliamo intorno alle 9,00. Luca invece rimane a letto fino alle 12,00. Durante il giorno io e Peppino (papà di Luca) facciamo le solite cose che si fanno in casa. Io faccio i mestieri o la spesa (una volta alla settimana), Peppino invece va nell’orto oppure come in questo periodo ha imbottigliato il vino. Luca dopo pranzo guarda la tv fino alle 17.00. Poi va in camera a leggere i suoi giornali oppure scrive. A Luca piace fare l’elenco delle cose che vuole comprare. Alcuni pomeriggi fa un po di cyclette. Anche Luca dà una mano nelle attività domestiche: scende a prendere l’acqua o il vino in cantina, controlla la cassetta della posta. Alle 20,00 ceniamo e verso le 21,30 andiamo in camera. Luca rimane sveglio a vedere la tv. 

Luca parla dei suoi amici della cooperativa, in particolare quando vede i video dei suoi amici, della Cecilia e della Simona. È bello che si possano vedere anche in questo momento.

È tranquillo e sereno. Io e Peppino abbiamo cercato di impostare dei ritmi blandi e su misura per lui. Questo permette a Luca di vivere senza tensioni e arrabbiature questo periodo. Per me e Peppino è stato ed è un momento per riassaporare i momenti da rivivere insieme. Senza fretta e frenesia.”

Wanda, mamma di Luca (CSE di Trezzo sull’Adda)

“Fin dal primo momento il nostro primo pensiero è stato quello di organizzarci in modo che la sicurezza e la salute delle persone che lavorano in contabilità, e ovunque in Castello, fosse garantita così come tutte le attività giornaliere essenziali.

Fortunatamente, negli ultimi anni, la Castello ha posto l’accento sulle infrastrutture informatiche, adeguandole alle esigenze moderne, attrezzandosi con macchine efficaci e software all’altezza delle nostre necessità. Grazie a questo progetto possiamo dire di non avere avuto problemi nell’organizzarci in modo funzionale e produttivo con attività in “Smart Working”, lavorando da casa. 

Personalmente, avendo la fortuna di lavorare a 200 metri da casa, quando necessario, mi sono recato in ufficio per supportare i reparti che non si sono fermati e per tutte le urgenze non derogabili.  Devo ammettere che la sede vuota, sempre così piena di gente attiva, di chiacchierio, di gioia crea una certa malinconia e fa male al cuore non poter incontrare le persone che sono sempre state motivo per venire al lavoro con il sorriso sulle labbra.

Mi mancate, vi aspetto, ce la faremo

Fabio, responsabile dell’amministrazione

“I nostri servizi alla persona stanno vivendo un periodo di elevata criticità dovuta a questa emergenza sanitaria.

I CSE (centri socio educativi) sono stati sospesi da lunedì 9 marzo e rimarranno chiusi in ottemperanza alle disposizioni nazionali e regionali relativamente al contenimento del contagio da coronavirus. Ma già dai primi giorni di marzo il personale è stato impegnato nei primi contatti di emergenza e alle prime revisioni dei PEI. La Castello non ha lasciato soli i propri utenti ed ha avviato, da subito, una serie di attività educative e relazionali a distanza, che hanno fortemente impegnato gli educatori. Avvalendosi della meraviglia tecnologica che i cellulari e i PC ci forniscono, tutte queste attività sono diventate “interventi a distanza…in stanza” portando in ogni casa: saluti, ascolti, video, laboriosità, divertimento e impegno, insomma una voluta continuità relazionale.

La nostra CSS (comunità socio-sanitaria) invece sta resistendo in questo mare di incertezza cercando di restare ancorata e salda nella relazione di Cura dedicata ai nostri utenti. Con loro il timoniere coordinatore, i nostri operatori sociosanitari e gli educatori e i coordinatori dei CSE.

Ecco che però…non pochi sono i pensieri preoccupati che agitano questi miei giorni, pensieri sulla sicurezza e sulla salute, sulle scelte da operare, sulla continuità relazionale, sulle innumerevoli fragilità che emergono e galleggiano ben visibili, sulla sostenibilità economica di questo tratto vacuo di spruzzi di bracciate vicine; pensieri di forte appartenenza a questa mia 40enne Cooperativa. Nessuno sa dirci se siamo prossimi al giro di boa, e questa cosa sfibra il morale la voga e lo sguardo all’orizzonte. E nemmeno le innumerevoli chiamate, videochiamate e mail, avvicinano la solitudine di ognuno di noi, la mia,  alla normalità di una giornata in duè a l’è bel a vedèss.

Ecco.

Ecco che allora mi faccio issare sull’albero maestro e da lì riesco a vedere il brulicare fattivo di tutti i miei colleghi, sia sul ponte che sottocoperta. C’è chi anima e chi cura, chi progetta e chi racconta, chi raccoglie, chi parla, chi ascolta, chi produce, chi regala e chi restituisce, chi mette e chi non smette, chi muove e chi si muove, chi spera e chi incoraggia, chi vede possibilità e chi le crea, chi sorride e chi gode, chi dirige e chi organizza, chi canta e chi disegna, chi balla e chi accompagna, chi si arrabbia e chi scusa, chi cucina e chi mangia, chi resta fermo e chi guarda, chi fissa e chi incornicia. Poi c’è chi riassume e inspira. Ecco…espiro, ora, commosso da tanta bellezza.

Posso scendere dal trinchetto, torno a sedere alla mia poltrona davanti al pc ad aspettare la prossima “l’è bel a vedèss” per respirare di nuovo orgoglioso la mia Castello.”

Natalino, direttore gestionale

“Normalmente io mi sveglio alle 7,30, Nicola intorno alle 8,30. Facciamo colazione insieme e poi iniziamo la giornata. Nicola guarda un po la tv, fa le parole crociate, scende per fare un giro intorno a casa. Io invece risistemo casa e se ce n’è bisogno faccio la spesa. Pranziamo intorno alle 12,30. Nel pomeriggio Nicola riposa, scrive un po’ in camera sua e sistema la scrivania. Io invece faccio un po di cucino. Alle 18,00 guardiamo il bollettino della Protezione Civile e a seguire ci svaghiamo guardando il programma di Bonolis. Alle 20,30 ceniamo. Alle 21,30 Nico va in camera sua invece io vado a letto intorno alle 23,00.

Nicola aiuta anche a casa. Noi abitiamo al terzo piano e non abbiamo l’ascensore. Nicola mi aiuta a portare in casa tutta la spesa. Poi ci dividiamo l’apparecchiamento della tavola. In alcune occasioni mi prepara la verdura per la cena e il pranzo.

Nicola apparentemente è tranquillo. Però mi accorgo che gli manca molto lo sport: Scalciamoci, gli allenamenti e le partite. Gli manca anche la possibilità di spostarsi, di prendere il bus. Penso che Nico stia pensando anche alle vacanze. Per fortuna i miei parenti abitano in Puglia e quindi se sarà possibile, questa estate li raggiungeremo.”

Annamaria, mamma di Nicola

“Bisogna premettere che Paola soffre di un disturbo dello spettro autistico. Quindi il suo modo di relazionarsi con le persone è molto particolare. Paola, anche in questo momento, non manifesta nostalgia apertamente o desiderio di vedere gli altri, ma le mancano alcuni rituali: la biblioteca, la merenda, il caffè alla macchinetta. Però quando vede i video della Daniela o della Simona, dove propongono le attività, la vedo interessata e ha quel sorriso che fa raramente. Oppure quando vede i suoi amici in fotografia…io lo interpreto come segnale di un legame. Lei ha il suo modo di rapportarsi con le persone, lei non bacia, non abbraccia, ma lo capisco dallo sguardo e dal sorriso che c’è una connessione. Lei è attenta ai video che vengono mandati e non si rifiuta mai di fare le attività, soprattutto i disegni e lei allora ci mette anche la sua mezza giornata, perché deve riempire tutto il foglio, deve colorarlo tutto, lei potrebbe anche stare tutto il giorno a disegnare. I primi giorni che eravamo a casa, aveva un album e per lei l’album significa ‘lavoro’, disegnava anche tutto il giorno, non si fermava nemmeno per mangiare.

Ho dovuto rivedere la giornata perché adesso. Lei starebbe tutto il giorno a letto, ma io la sveglio alle 9.00 e si alza. Al mattino va a fare la passeggiata con il papà. Poi torna, sta con noi mentre prepariamo da mangiare. Alessandro lavora il mattino presto e poi rientra, a volte cucinano insieme. Abbiamo instaurato una bella cosa, lei dopo pranzo si riposa, poi verso le tre, andiamo tutti da basso insieme: lei sfoglia i giornali, mio figlio ascolta la musica, Pino lavora in giardino e a volte Paola lo aiuta e io faccio le parole crociate. Ora queste due o tre ore le passiamo sempre tutti e quattro insieme.

Le ho comprato il Didò perché le piace manipolare, le fa bene. Anche con la sabbia o con la terra oppure fare la pasta…non fa niente di speciale ma la rilassa il gesto.

Alla fine del pomeriggio guardiamo Geo su Raitre, a volte fa le parole crociate quelle piccole, le fa a modo suo, scrive nomi e cognomi di vecchie conoscenze, si ricorda ancora nomi e cognomi dei suoi compagni dell’asilo nido. Sembra che non le interessino le persone ma a volte sorprende con dei dettagli relativi a qualcuno che magari non frequentiamo neanche più.

Poi si mangia e al contrario di prima, che andavamo a letto molto presto, adesso si guarda un film che possa andare bene a tutti e quattro. Io ero abituata ad andare a letto come lei presto, ma ora per fare qualcosa insieme abbiamo optato per il film alla tv così passiamo spendere ancora un po’ di tempo.

L’unica cosa che ti chiede è quando vado in biblioteca o quando andiamo alla macchinetta, ma non troppo insistente, lei vorrebbe le date, chiede ‘quando?’ Ma in generale la vedo serena. Forse siamo riusciti a trovare dei ritmi, dei nuovi riti.  Siamo tranquilli e uniti e lei lo respira.

Agnese, mamma di Paola

“Quest’anno il Primo Maggio ci coglie in grande difficoltà. Ma ci piace ricordare questa ricorrenza speciale, il nostro Quarantesimo compleanno, che volutamente ricorre in questa data. Volevamo infatti creare una cooperativa dove fosse previsto l’addestramento al lavoro e l’inserimento lavorativo della persona con disabilità in contesti lavorativi. E quindi la scelta della festa dei lavoratori andava in quella direzione.

Quel Primo maggio del 1980 c’è stata l’inaugurazione dell’apertura del laboratorio di Trezzo sull’Adda con 8 ragazzi; erano giovanissimi, dai 18 ai 20 anni. Quando siamo partiti non c’era nessun dipendente, ma solo Giorgio Caccia come obiettore di coscienza. Poi c’erano altri volontari ma siamo partiti così, familiari e non solo.

Non avevamo dipendenti, l’amministrazione per esempio veniva tenuta da un volontario, Carlo Sala, che non aveva parenti disabili ma si prestava come volontario ed era entrato nel consiglio di amministrazione. Non avremmo mai immaginato allora di arrivare a questo livello, anche se sapevamo di aver posto basi solide, tanto che, sulla falsariga del nostro statuto, sono nate anche altre realtà del nostro territorio.

Alla cooperativa per i prossimi quarant’anni auguro di trovare persone di buona volontà come le abbiamo trovate noi nei primi quarant’anni. Per mandare avanti la cooperativa, al di là della buona volontà, servono persone con passione che sappiano dedicarsi. Noi siamo stati fortunati ad averne trovate.

Tanti auguri cara Castello!

Norberto Bonfanti, socio fondatore, papà e presidente della cooperativa

Essere educatore in cooperativa non è solo una professione ma anche una scelta di vita. Ho scelto di svolgere questo mestiere perché ti porta a condividere con altre persone i tuoi ideali e i tuoi metodi educativi. Ho scelto questo mestiere perché ti permette ogni giorno di non essere solo davanti ad una macchina ma di avere relazioni empatiche. Ho scelto questo mestiere perché ti permette di parlare e di scoprire tanti linguaggi e non solo quello verbale. Se in più all’essere educatore scegli di essere anche socio lavoratore la condivisione diventa il fulcro del tuo lavoro. Insomma ho scelto di essere educatore perché ogni giorno mi rende orgogliosa di esserlo e mi rende felice di fare ciò che faccio. Non potete immaginare quanto si diventa ricchi… si da ma nello stesso tempo si riceve un mondo. E nemmeno il Covid ha potuto fermare la nostra voglia di stare in contatto. Anzi è aumentata e tramite telefono, videochiamate e messaggi siamo stati ancora più vicini ed uniti con abbracci a baci virtuali. È proprio questa l’essenza della nostra cooperativa.

Elisa, educatrice CSE di Trezzo sull’Adda e ora anche CSS di Trezzano Rosa

In tempi duri dobbiamo avere sogni duri, sogni reali, quelli che se ci daremo da fare, si avvereranno. Clarissa Pinkola Estes

“Sogni duri, sogni reali in altri tempi la nostra organizzazione, come tante altre in questo difficile momento storico non avrebbero mai pensato alla normalità come un traguardo da raggiungere a furia di guanti, mascherine e distanziamento sociale, eppure eccoci qui, distanti, noi che per il lavoro che svolgiamo siamo sempre a contatto, per i motivi più svariati dal collega che per sollevare un cesto, una macchinetta rasaerba ti chiede aiuto, ai momenti di convivialità e di scambio a fine giornata. Eppure ci siamo dovuti adattare, con tutte le difficoltà e gli inconvenienti del caso, ma come si dice la salute prima di tutto…Le difficoltà connesse alla riorganizzazione sono state tante alcune tra cui: il reperimento dei DPI (guanti e mascherine), la suddivisione delle squadre, il reperimento dei mezzi e dei prodotti igienizzanti.

Per quanto concerne i dispositivi di protezione individuale quali mascherine e guanti in lattice, diventati introvabili all’inizio della crisi, siamo riusciti ad andare avanti per qualche giorno con le limitate scorte interne, per poi in seguito riuscire a rifornirle con non poche difficoltà.

La necessaria riduzione del numero di passeggeri per camion da 3 a 2 ha determinato uno squilibrio in termini di mezzi, a cui siamo riusciti a far fronte grazie alla disponibilità e collaborazione di tutti.

Per quanto riguarda il lavoro in cantiere tutti siamo tenuti ad indossare le mascherine nei casi in cui non si riesca a rispettare la distanza del metro come da DPCM del consiglio dei ministri. È stato redatto un piano di sanificazione per il tracciamento delle operazioni di sanificazione delle vetture e degli attrezzi da lavoro dopo ogni turno lavorativo; lo stesso è stato fatto per i locali aziendali. Diversi i corsi organizzati per la condivisione delle buone pratiche da adottare per il contenimento del Covid 19.

Dal punto di vista emotivo noi stiamo tutti bene, per quanto riguarda il nostro umore a parte i primi giorni di crisi, a causa della paura e della preoccupazione per il dilagare delle infezioni, il nostro umore non ha subito grandi scossoni, siamo rimasti motivati e concentrati sul lavoro come sempre.”

Issouf, referente tecnico del Settore Manutenzione del Verde

Una cicatrice da bruciatura sulla mano.
Il segno del laccio sul polso.
L’elettroshock.
L’incontro con la mamma dopo qualche anno, che non lo riconosce nelle condizioni psico-fisiche in cui le viene presentato.

Enne è nato nel 1955 in una povera famiglia veneta. Sesto di sei fratelli.
A dieci giorni viene trasferito in orfanotrofio per via delle condizioni disagiate della sua famiglia. Passa i primi anni della sua vita nell’Istituto DP, un istituto medico-pedagogico che ospitava 830 persone dai 6 ai 12 anni, con patologie diverse, in completa e abbandonata promiscuità. Veniva chiamato il manicomio dei bambini. È stato chiuso, il proprietario condannato per maltrattamenti. Troppo tardi per Enne, cui questa esperienza lascia danni irreversibili ad inficiare il suo sviluppo cognitivo.
Enne torna da sua madre per la prima volta a tre anni. Non sa stare in piedi. Gattona.
Viene trasferito in una struttura della Lombardia grazie ad una sorta di ricongiungimento familiare con una sorella che lì abita.
Spende la sua adolescenza e la sua giovinezza tra le mura dell’Istituto CM e poi nel manicomio di M., considerato uno dei luoghi più spaventosi al mondo. Al massimo della capienza ospitava più di 3000 pazienti. Tre chilometri di muro di cinta alto due metri.
La legge Basaglia permette a Enne di entrare in una comunità protetta, luoghi ancora in via di definizione a quei tempi, ma una prima possibilità di chiamare ‘casa’ un posto.
Nel 2006 Enne viene ritrovato in un fosso fuori Regione dopo l’ennesima fuga. Una famiglia accetta di prendersene cura divenendone tutrice, verificando con indagini approfondite che in Enne non vi sia nulla di congenito che non funzioni.
Il suo danno cognitivo dipende dall’istituzionalizzazione.

E dalla povertà, dall’abbandono, dalla violenza, dalla solitudine.

Enne ama cantare. I grandi classici della tradizione italiana. Adriano Celentano, Gianni Morandi.
Si commuove sempre quando canta ma non si ferma. Le lacrime gli rigano le guance, la voce trema, ma lui continua e mentre continua guarda dritto in faccia chi ha di fronte.
Enne ama fumare e spesso lo si trova in cortile. Chiede sempre una monetina, anche ‘estera’.
Una volta, era estate, ha guardato negli occhi un’operatrice e le ha detto sincero, rassegnato ed innocuo: ‘io vorrei fare l’amore’.


“La mattina mi dedico a Riccardo che ha le video-lezioni, è in seconda media, anche lui ha una disabilità, quindi gli preparo le video-lezioni e il programma della mattina.

Quando lui è a lezione faccio qualcosa con Matteo: guardiamo un film o coloriamo o cuciniamo, facciamo diverse cose.

Matteo ha voglia di tornare, lo vedo a volte annoiato o stanco, non stiamo uscendo, io mi sono ammalata, e sono dovuta star lontano dai ragazzi con la mascherina e i guanti e tutto il resto.

Lui fa tutte le attività che arrivano, ieri per esempio ha disegnato gli animali, abbiamo fatto le pizzette, poi mandiamo le foto a Laura.

Riccardo ha l’educatrice il pomeriggio sempre on-line e gli da dei lavoretti da fare, a Pasqua per esempio aveva i cestini e li ha fatti anche Matteo, domani dobbiamo stampare farfalle e fiori per fare le ghirlande tutti insieme.

Matteo sente i ragazzi tramite il gruppo whatsapp, poi ci sono le videochiamate, due o tre volte. Non vede l’ora di tornare al centro, guai, ieri ha visto in videochiamata Debora e Mario e diventava matto.

Gli manca proprio, lui era impegnato tutto il giorno, in cooperativa starebbe anche a dormire, quando torna a casa alle 16.30 lui dice ‘quando torno in cooperativa?’ 

Lo vedo felice da quando viene in cooperativa, è stata la scelta giusta.

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Myriam, mamma di Matteo (CSE Trezzano)

“Più di due mesi sono passati, due mesi carichi di emozioni, di incertezze, di paure, di dolore, di tempo diverso, di giornate mai vissute in questo modo, il silenzio che si percepiva.

L’attenzione, lo stare ad ascoltare cosa sta succedendo, ma nonostante tutto questo, la certezza che non siamo stati e non saremo SOLI. 

Ci siamo conosciuti in un altro modo, nelle proprie case, conoscere i genitori così preziosi per mantenere viva questa rete di comunicazione, è stata una scoperta. Sì, nonostante tutto cerco di trarre un lato buono, ed è questo. No, non siamo stati e non saremo soli.

GRAZIE!”

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Simona, maestra d’arte e responsabile laboratorio Handic…a…pArte

“Da marzo con imprevedibilità ed immediatezza la nostra quotidianità è stata stravolta. Abbiamo dovuto interrompere la nostra attività lavorativa e chiudere i centri diurni a causa dell’emergenza Coronavirus.

Poiché il nostro lavoro si fonda sulla relazione e sul contatto tutto ciò è apparso da subito molto strano e a tratti inquietante.

In questi lunghi mesi a casa mi sono trovata spesso a pensare al mio lavoro ed è proprio ora che siamo limitati se non impossibilitati al contatto fisico coi nostri ragazzi che scopriamo il valore di un abbraccio, di una carezza, di una pacca sulla spalla.

Ci siamo fermati però poi abbiamo ‘guardato oltre’ e sono nate nuove opportunità. Come?

Creando attività a distanza (video). In questo ho colto il bello del condividere pensieri, parole, proposte. Il reciproco scambio, tramite chat whatsapp, tra genitori, operatori e ragazzi, il sentirli creare nuove relazioni, sul fare gruppo anche se ognuno a casa sua, è ciò che più fa stare bene.

Il conforto, l’esserci, il sostenerci in questo difficile momento con la telefonata e con le attività a distanza è l’aspetto positivo e gratificante seppur in questo triste scenario che ci auguriamo passi al più presto.”

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Roberta, educatrice del CSE di Capriate San Gervasio

Buongiorno

Gli auguri di una buona giornata in arrivo da tutti/e noi per colazione.

Il buongiorno di Bianca
Il buongiorno di Bianca
Il buongiorno di Bianca
Il buongiorno di Bianca
Il buongiorno di Federico
Il buongiorno di Amir
Il buongiorno di Amir
Il buongiorno di Amir

Attività

I centri socio-educativi sono chiusi ma il lavoro non si è fermato. Il nostro staff ogni giorno invia video di suggerimenti di possibili attività cui i ragazzi possono dedicarsi. Arte, cucina, musica… Tutti/e, anche quelli che non hanno uno smartphone, ricevono le telefonate degli educatori/trici cui raccontano come stanno e come spendono le loro giornate.

Qui sotto si possono vedere i risultati.

Qui sotto si possono vedere le creazioni.

Qui sotto si possono vedere i risultati.

Video

Qui trovate tutti i video e le gif che i ragazzi/e ci stanno mandando da casa.

Matteo

Stefania

Simone

Kevin

Kevin

Tarcisio

La cucina di Nicola: polpette di pollo

Travestiamoci!

Alla scoperta di Mirò!

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Tutto quanto non rientra nelle categorie precedenti ma ci stiamo mandando per stare insieme anche da lontano.

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